3 Novembre, Sant’Uberto

Primogenito del duca Bertrando di Aquitania e nipote di re Cariberto II, nacque probabilmente a Tolosa attorno al 656 e crebbe a Metz, come conte palatino presso la corte di re  Teodorico III di Neustria; con l’avvento al potere da parte di Ebroino si trasferì in Austrasia, dove venne accolto benevolmente da Pipino di Herstal, e nel 692 sposò la figlia del conte di Lovanio da cui ebbe un figlio, Floriberto.

Secondo la tradizione agiografica ispirata alla leggenda di sant’Eustachio, un Venerdì santo, durante una battuta di caccia, avrebbe ricevuto la visione di un crocifisso tra le corna di un cervo che lo avrebbe invitato ad abbandonare la sua vita dissoluta e a convertirsi

Rimasto vedovo si pose sotto la direzione spirituale di san Lamberto di Maastricht, rinunciando ai suoi beni e ai suoi titoli in favore di suo fratello minore Oddone, al quale affidò anche la cura del figlio Floriberto.

Studiò teologia e venne ordinato sacerdote, divenendo il principale assistente di Lamberto al quale nel 706 succedette come vescovo di Maastricht: divenne predicatore e si dedicò all’evangelizzazione delle zone orientali del Belgio (Brabante, Ardenne) e fondò la diocesi di Liegi, di cui divenne il primo vescovo; nella cattedrale che fece costruire nella sua nuova sede episcopale fece anche traslare il corpo di Lamberto.

L’avvento della sua morte:

Da vescovo Uberto andava a pescare: e un giorno, trafficando con un amo, si ferì a una mano. Secondo un’altra leggenda, in quel momento una voce dall’alto gli preannunciò la morte vicina. Dopo l’incidente – che deve avere avuto sviluppi infettivi – Uberto dà disposizione di essere seppellito a Liegi.

Intanto si diffondono leggende sulla sua vita, e lungo il tempo nasceranno confraternite intitolate al suo nome; in Germania, l’Ordine cavalleresco di Sant’Uberto durerà fino al 1918.
Nell’825 i resti del santo vengono portati in un’abbazia benedettina delle Ardenne, che prenderà il suo nome, e vi resteranno fino alle devastazioni e incendi della rivolta dei Gueux (“pezzenti”) nel 1568, scomparendo nel saccheggio del monastero.

I cacciatori lo hanno proclamato loro patrono, e così i fonditori e lavoratori di metalli e i pellicciai. Già nel IX secolo la festa di Sant’Uberto si celebrava il 3 novembre, e a questa data lo ricorda il Martirologio romano.

Fonti: ( Santi Beati, Wikipedia)

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