Coronavirus, è rischioso per gli animali?

In queste settimane non si fa altro che parlare del nuovo coronavirus, giornali, emittenti televisive e social, siamo già a circa 565 morti e oltre 28.000 contagi.

Ma vi siete chiesti se questo tipo di virus può colpire anche gli animali?

Sicuramente alcuni di voi si saranno posti questa domanda e allora cerchiamo di trovare insieme una risposta.

Innanzitutto è doveroso capire di che cosa si tratta: I coronavirus sono una vasta famiglia di virus noti per causare malattie che vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi come la sindrome respiratoria mediorientale (MERS) e la sindrome respiratoria acuta grave (SARS).

Un nuovo coronavirus (nCoV) è un nuovo ceppo di coronavirus che non è stato precedentemente mai identificato nell’uomo. In particolare quello denominato 2019-nCoV., non è mai stato identificato prima di essere segnalato a Wuhan, Cina a dicembre 2019.

Come altre malattie respiratorie, l’infezione da nuovo coronavirus può causare sintomi lievi come raffreddore, mal di gola, tosse e febbre, oppure sintomi più gravi quali polmonite e difficoltà respiratorie. Raramente può essere fatale ( si parla del 3% di mortalità). Le persone più suscettibili alle forme gravi sono gli anziani e quelle con malattie pre-esistenti, quali diabete e malattie cardiache.

Può quindi, questo nuovo coronavirus presentare un rischio per gli animali da affezione e gli animali selvatici?

 Si ipotizza che i primi casi umani in Cina siano derivati da una fonte animale ancora non riconosciuta, ma al momento non vi è alcuna evidenza scientifica che gli animali da compagnia, quali cani e gatti, abbiano contratto l’infezione o possano diffonderla.

 In natura esistono tanti tipi di coronavirus in molte specie di mammiferi ed uccelli. Ad oggi si conoscono almeno 50 virus appartenenti allo stesso cluster di Sars e di questo nuovo coronavirus che circolano nei pipistrelli rinolofi, ma sono considerati per lo più innocui per l’uomo. Questo suggerisce che il passaggio diretto da pipistrello a persona non è sufficiente a scatenare l’epidemia. Il fatto che il coronavirus cinese di Wuhan somigli a un virus di pipistrello ma che, al contrario della maggior parte di questi, sia in grado di infettare l’uomo, potrebbe essere dovuto al contagio di un ospite intermedio da parte del pipistrello. È proprio in questo frangente che il virus può essersi trasformato favorendo il passaggio all’uomo.

La capacità di infettare però dipende dalla compatibilità tra le proteine di superficie del virus e i recettori animali. In altre parole, il microrganismo deve avere la chiave giusta per aprire la serratura presente sulle cellule dell’animale. Se il percorso dell’epidemia cinese è  abbastanza chiaro, più difficile è individuare l’origine perché i fattori  di rischio da considerare sono molteplici, per ora però possiamo affermare che non vi è rischio per animali domestici e uccelli.

 

 

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