La mia esperienza nel tiro a volo.

Oggi voglio parlarvi della mia esperienza nel tiro a volo, dall’inizio alla fine dell’attività agonistica, cercando di non tralasciare nulla.

Mi presento, sono Alessandro, un semplice appassionato del settore, ma ancor prima un cacciatore.

sandro tiro

Non voglio di certo annoiarvi con la solita storiella biografica ma voglio andare al dunque:

Iniziai a sparare sui campi da tiro all’età di circa 13 anni, ma fino ad allora del Tiro a Volo non ne sentivo parlare granché bene, dicevano che creasse dipendenza e portasse alla rovina delle persone, oppure ancora dicevano che era un gioco inutile, una perdita di tempo, altri invece parlavano di scommesse all’insaputa dei tiratori, tutto questo a quell’età mi spaventò un po’, e spaventò soprattutto mio padre che voleva portarmi.

Ma chi erano a dire queste cose? Cacciatori, persone che sul campo da tiro ci erano state si e no 2 volte, forse in tempi remoti.

E così senza prendere in considerazioni le parole dette al Bar dai cacciatori, mio padre un bel giorno mi portò per la prima volta sul campo, anche lui era nuovo del settore, da sempre appassionato di caccia non si era mai avvicinato al campo da tiro.

Era un sabato mattina, una splendida giornata di maggio a far da cornice a quei campi che diedero i natali alla mia passione, il campo da tiro era il Tav Valle Aniene, uno dei campi più belli d’Italia, parcheggiammo la macchina e ci affacciammo sui campi dall’alto, rimasi a bocca aperta, emozionato come non mai, la voglia di colpire un piattello era tantissima, la frenesia di sparare mi stava logorando, così armato di un sovrapposto Frachi Falconet da caccia, fatta la tessera associativa, scesi sui campi.

Ma… ? A cosa potevo sparare non conoscendo l’ambiente e soprattutto le specialità?

Ovvio, Percorso Caccia, lo Skeet e la Fossa era per i professionisti, i cacciatori solo percorso!

Fatta qualche serie tornammo a casa, io contento più che mai, la settimana dopo papà mi riportò sul campo e li iniziammo a conoscere qualcuno, chiedevamo come funzionasse, ci informavamo soprattutto su quale fucile acquistare ecc… ecc…

Fu alla fine dell’anno scolastico che papà mi fece uno dei regali più belli della mia vita, infatti tornato da scuola mi portò in armeria e mi fece scegliere il primo fucile da tiro;

Fu amore a prima vista, un Beretta 682 Gold E Sporting, adatto per intraprendere quella disciplina, il percorso caccia.

Da li a poco arrivarono i primi piccoli successi, qualche garetta amatoriale, ma giorno dopo giorno mi stavo accorgendo che qualcosa dentro di me non andava, ogni volta che finivo l’allenamento e mi affacciavo sulla “balconata di Valle Aniene” provavo qualcosa di insolito guardando la Fossa Olimpica, qualcosa che premeva dentro di me.

Iniziai a chiedere qui e lì se con  il fucile che avevo preso potevo provare la Fossa Olimpica, la risposta era sempre la stessa: <<lascia perde! non è cosa per te, tu sei un cacciatore>>.

Papà non si perse d’animo e mi portò da un suo vecchio amico, un tiratore con la T maiuscola, gli spiegò la situazione e finalmente arrivai alla tanto desiderata Fossa Olimpica.

Dopo qualche serie fatta fui costretto a ricambiare di nuovo il fucile e così in quell’esatto momento diventavo a tutti gli effetti un tiratore di fossa olimpica.

Bello direste voi, no?

Si, lo era, ma fino ad un certo punto.

Il mio maestro mi mise subito in guardia e disse: <<sul campo troverai 100 maestri e un tiratore>>, fu proprio così, chiunque passava doveva dire qualcosa, consigli su, calcio, postura, occhi, mani, braccia, insomma su tutto!

Ma la cosa ancor più brutta, fu il dover stare dall’altra parte della medaglia, in che senso?

Beh, se fino a prima erano i cacciatori a parlar male dei tiratori ora era esattamente il contrario: sentivo spesso dire tra le file dei “tiratori” che chi sparasse al percorso era soltanto un cretino e che i cacciatori facevano bene ad andare a caccia e basta.

A mio avviso una commento davvero molto sgradevole per uno che si definisce sportivo.

Tralasciando stare i fenomeni da baraccone iniziai finalmente la carriera agonistica nei centri CAS, per chi non lo sapesse, sono i centri d’avviamento sportivo, una delle più belle iniziative della Federazione Italiana Tiro A Volo.

Li conobbi quello che oggi sarebbe diventato il mio migliore amico, furono anni spensierati per me, fatti di divertimento e di risate accompagnate da del sano Sport, già perché questo è il tiro a volo che ho conosciuto, e non quello che sentite nei bar cari cacciatori.

Certo sarebbe bello se ci fossero meno maestri, più tiratori e meno giudici, tanti dovrebbero imparare ad essere umili e al punto stesso sportivi, imparare a criticare di  meno le persone che vi sono di fianco in pedana e cercare di integrare quei cacciatori, quei ragazzi nel mondo del tiro, che oggi vede sempre più anziani e sempre meno giovani.

E un augurio per tutti i cacciatori: Lasciate stare i commenti da Bar, sono soltanto luoghi comuni, mettetevi in gioco, non abbiate paura, il tiro a volo può darvi tanto, non parlo di capacità di tiro ma soprattutto di sicurezza, di disciplina, ricordandoci sempre che in  mano abbiamo un’arma e per tale forse 10 minuti di poligono al momento del porto d’armi non bastano per farci stare in sicurezza.

Alessandro.

sandro tiro 2

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