Cacciatore denunciato mentre addestra il cane


Il Codice Penale, tra le sue parti, all’articolo 727 enuncia
“Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro.


Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze.”
La sentenza della cassazione n.3290/2017 ha stabilito che chiunque utilizza un collare elettrico viola le norme dell’articolo 727 del Codice Penale “in quanto concretizza una forma di addestramento fondata esclusivamente su uno stimolo doloroso tale da incidere sensibilmente sull’integrità psicofisica dell’animale”
Tale sentenza costituzionale trae origine anche dalla Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, all’articolo 7 sancisce che “nessun animale da compagnia deve essere addestrato con metodi che possono danneggiare la sua salute ed il suo benessere, in particolare costringendo l’animale ad oltrepassare le sue capacità o forza naturale, o utilizzando mezzi artificiali che causano ferite o dolori, sofferenze ed angosce inutili”.


Di quanto poc’anzi descritto, è accusato il cacciatore che è stato controllato dai Carabinieri Forestali di Borgorose, appartenenti Comando Provinciale di Rieti.


Il soggetto è stato fermato mentre svolgeva l’attività venatoria con il proprio ausiliare nel comune di Pescorocchiano, loc.”Valdevarri” e all’atto del controllo, i Militari nell’accurato controllo del cane notavano che lo stesso aveva un collare da addestramento non autorizzato.
Infatti, il collare, indossato al momento del controllo dall’ausiliare del cacciatore, risultava avere due spuntoni in ferro e che altresì lo stesso era uno strumento finalizzato a controllare e correggere il comportamento del cane con delle scosse elettriche.


Il collare elettrico era gestito dal cacciatore con un apposito telecomando e, questa, rappresenta una pratica non consentita dalla legge ed in violazione del citato articolo penale.
Lo strumento è infatti finalizzato all’addestramento ed alla correzione del comportamento del cane ma portando, al contempo, lo stesso a soffrire.
Per concludere bisogna sempre ricordare anche l’articolo 544 ter del Codice Penale è inerente il maltrattamento degli animali e recita “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da 3 a 18 mesi o con la multa da 5 mila a 30 mila euro.


La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano danno alla salute degli stessi.
La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui il primo comma deriva la morte dell’animale”.

Rispondi