Il Covid discrimina i cacciatori.

L’annata venatoria 2020/2021 verrà ricordata per il suo svolgimento ad intermittenza e la sua discontinuità.

La stessa caccia, ha visto dapprima nel mese di settembre 2020 consentire a tutti i cacciatori di poter svolgere la propria attività tranquillamente in tutto il territorio nazionale.

Successivamente, dalla fine del mese di ottobre 2020, sono nuovamente iniziate le problematiche dovute alla pandemia e per questo sono iniziati i primi divieti agli spostamenti.

C’è stato chi si è ritrovato in zona rossa, non potendo cacciare, chi in zona arancione, con possibilità di svolgere l’attività nel solo comune di residenza, ed infine chi era in zona gialla, che ha continuato a svolgere normalmente la propria passione.

La domanda, che viene posta principalmente, è perché se la caccia risulti prettamente un’attività individuale non sia consentito continuare a svolgerla liberamente.

È vero che una delle problematiche  sollevate possano essere riconducibili alle cacciate in braccata, ma è pur vero che se gli stessi cacciatori tengono a rispettare le norme poiché svolgere la propria passione non significa cercare di violare le norme e le stesse persone hanno tutto l’interesse per continuare a svolgere la caccia in sicurezza, poiché un eventuale contagio o un eventuale esposizione al rischio del virus non significherebbe solamente mettere a rischio la propria salute e quella degli altri ma anche smettere, per un tempo indefinito, di andare a svolgere ciò si ama.

Per questo, alcune Regioni, sin da subito hanno effettuato delle deroghe, a quanto emanato dal Governo, consentendo di svolgere l’attività venatoria anche nella forma della braccata, così da riuscire a contenere anche le specie nocive, come i cinghiali, che avrebbero arrecato danni alle colture.

Il problema che vogliamo condividere con voi, nostri lettori, è perché non vi sia una linea unitaria sul tutto il territorio nazionale, al fine di permettere di svolgere l’attività venatoria, anche nella sola forma individuale, visto e considerato che lo stesso Governo ha chiaramente concesso di svolgere attività motorie individuali ma senza mai paragonare quest’ultima all’attività venatoria.

Lo stesso sito del Governo è stato aggiornato, durante la seconda ondata del Covid, con le FAQ per cui la Caccia veniva consentita nel solo Comune di residenza, per le regioni arancioni, mentre non era assolutamente consentita in quelle di color rosso.

Infine, vogliamo riportavi un ultimo caso decretato dalla Regione Piemonte poco prima dell’ultimo Decreto di Natale emanato dal Governo.

La stessa Regione, nella prima decade di dicembre 2020, ha stabilito che ci svolge l’attività venatoria potrà uscire dal proprio comune di residenza anche nei giorni in cui sarebbero vietati gli spostamenti.

 La stessa Regione ha chiarito che la motivazione va ad individuarsi nel fatto che la stessa Caccia rappresenta uno stato di necessità dovuto al contenimento della fauna, al fine di limitare danni alle colture mitigando il potenziale pericolo per la pubblica sicurezza.

la deroga è finalizzata al contenimento delle specie nocive come cinghiali, cornacchie, gazze, volpi e minilepri.

A questo punto ci si domanda perché non venga adottata una linea simile o quantomeno unitaria su tutto il territorio nazionale, consentendoci di svolgere la nostra passione individualmente e nel rispetto delle norme senza distinzioni formulate sulla base della regione ove si risiede.

Pianeta Caccia vi augura di trascorrere con serenità queste festività natalizie e, seppur non riuscendo a svolgere ciò che ci appassiona, di passarle con serenità unitamente ai vostri cari, per chi ne ha la possibilità e non è stato toccato dal maledetto virus che ci accompagna da inizio anno.

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